Incontri nel cimitero di Vienna

VIENNA.  Se l’alba è fatta di luce perché sulla pietra bianca regnano le tenebre? Che cosa vuole ancora nascondere la notte? L’immensa distesa è proprio davanti a me. Zentralfriedhof. Appare come un bosco, un normale immenso bosco fitto di sentieri candidi e incantati dove incontrare le fate e chiacchierare con i folletti. La poca luce che filtra magicamente tra i rami sembra confermarlo eppure qualcosa mi fa capire che quello non è un luogo di favole ma di leggende, misteri, storie perdute, un luogo costruito di lacrime, custode di anime contradditorie e di musica eterna.
Cammino. Si gela. Non si direbbe ma sono circondata da lunghissime mura: ci si perde dentro. Le tombe sono infinite e non c’è nessuno nella mia stessa dimensione. Tutti se ne stanno lì sotto, silenziosi … Eppure io la vedo la colomba bianca che spicca il volo dalla lapide bagnata di pioggia, io vedo l’ultimo bacio calcato nel marmo affinché sia per sempre, percepisco lo strazio discreto della donna che tiene stretto il rosario come se non volesse lasciarlo andare, aggrappandosi con forza all’ultimo lembo di vita, abbagliata dalle prime luci del paradiso. Lo vedo l’angelo che corregge il suo nome sulla lapide perché qualche stolto ha sbagliato una vocale.
E poi lo vedo che mi vedono: stanno tutti immobili ma con gli occhi fissi su di me.
Forse vorrebbero parlare, sarebbe bello … Ma il tempo vola e io devo andare. Un giorno tornerò e li ritroverò lì immobili, come sempre e allora colloquierò con loro come si deve.

Ma, grazie alle tenebre, la ragazza non si accorse che mentre si allontanava dal Cimitero Centrale di Vienna le anime se ne stavano tutt’altro che immobili e già qualcuno cominciava a seguirla …

Irene P.

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